venerdì 21 maggio 2010

Da figlio a padre

Ieri sera, mentre preparavo la cena, riflettevo sul mio ruolo di padre e mi domandavo quali fossero le azioni e le iniziative da intraprendere per essere davvero un buon padre. Forse non riuscirò mai ad esserlo ma voglio almeno pormi un obbiettivo. Ho ripensato quindi a come si era comportato mio padre con me, a come avevo vissuto l'esperienza di figlio. Ci ho pensato molto, purtroppo ci ho dovuto pensare davvero tanto, e non mi è tornato alla mente nessun ricordo di una situazione felice vissuta unicamente tra me e mio padre. Mi sono ricordato alcune volte in cui mi ha portato ai giardini a giocare a pallone, o a fare dei giri sulla mia bicicletta, ma non ho nessun ricordo di lui che era davvero felice nel farlo e me lo dimostrava. Ricordo le volte che tornava presto dal lavoro ed andava a letto a leggere il giornale. Io facevo delle corse dalla cucina e, come gli atleti del salto in lungo, mi buttavo sul letto cercando di attirare la sua attenzione. Non funzionava però, forse ero un impedimento alla sua lettura, non so. Nemmeno le esortazioni di mia madre servivano ed avevo l'impressione che quando lui le seguiva fosse per evitare di sentirsi rompere le scatole.
Il mio è stato quindi un padre assente, che ha pensato di più al lavoro che alla famiglia e quando stava con la famiglia non dimostrava davvero felicità nel farlo. Non voglio dipingerlo come un mostro ma questi sono i miei ricordi e coincidono abbastanza con quelli delle mie sorelle. Da queste esperienze mi sono sempre ripromesso che, se un giorno avessi avuto un figlio, se un giorno fossi diventato padre, non avrei fatto soffrire a mio figlio la mancanza di un padre che io ho sofferto. Mi dicevo anche che sarei dovuto essere un marito affettuoso, amorevole e presente, soprattutto presente per condividere i pesi e le soddisfazioni dell'essere genitore. Mi ero posto degli obbiettivi e me li ripetevo ogni volta che, come figlio, soffrivo.
Invece ho fatto esattamente tutto il contrario ed ho fatto esattamente le stesse cose che ha fatto mio padre. L'unica differenza è stata che, comportamenti a parte, ho sempre abbracciato e baciato mio figlio dicendogli "Ti voglio bene!" e quando lo facevo lo sentivo davvero dal più profondo del mio cuore. Gli altri atteggiamento invece sono stati quasi gli stessi. Sono stato assente, come padre e come compagno, ho pensato di più al lavoro che alla famiglia e quando non c'era il lavoro non pensavo ugualmente alla famiglia.
Un mese fa poi, grazie ad un problema di salute, ho davvero capito che cosa avevo fatto. Mi sono reso conto che avevo dato la precedenza a tante cose di cui realmente non mi importava nulla e non avevo considerato invece quelle che erano realmente i veri "tesori" della mia vita. Ho cominciato quindi a provare sensazioni e gusti diversi, cose che prima erano necessarie sono diventate inutili, cose di cui prima non sentivo la mancanza ora mi sono necessarie come l'aria che respiro. Se non vedo e sento mio figlio almeno una volta al giorno sto male, sento che non sto bene, a volte sento un nodo allo stomaco che passa subito dopo averlo visto, sentito e coccolato. Se non gli dico almeno una volta che gli voglio bene mi sento in colpa. Ci sono anche tante altre cose che mi fanno stare male ma a cui purtroppo non c'è rimedio.
Ora mi vengono in mente tante domande. Perché mi è successo solo adesso e non prima? Perché mi ero ripromesso di essere un padre ed un marito migliore di lui (mio padre) e non lo sono stato? Perché ho seguito le sue orme? Perché non ho colto i segnali che mi avvertivano che stavo sbagliando? Sono in tempo per rimediare a tutto oppure non posso farci più nulla?
Ho scritto questo post per tanti motivi ed uno è la speranza di riuscire ad aiutare i padri che in questo momento si trovano in crisi, che forse hanno fatto tanti sbagli e sono ancora in tempo per rimediare. Io non ho avuto nessuno che mi ha aiutato in questo senso e so a cosa sono andato incontro. In realtà c'è stato anche chi mi ha avvertito ma purtroppo non ho prestato ascolto alle sue parole.
Quel poco di rabbia che posso provare ora è rivolta solo a me stesso.
Non voglio più fare cose brutte, voglio essere davvero un padre ed un uomo migliore e questa volta ce la farò! :-)

6 commenti:

  1. Ho letto da qualche parte che tutti noi tendiamo a comportarci con i nostri figli come i nostri genitori si sono comportati con noi. Sembra che lo facciamo inconsciamente, senza renderci conto finchè non succede qualcosa che ci fa fermare a riflettere, e quel qualcosa per molte persone non accade mai.
    E' anche vero che le cose che si hanno spesso si tende a darle per scontate, almeno finchè non succede qualcosa che ci fa temere di perderle o le perdiamo. Sembra sciocco, ma è così che funziona la natura umana.
    Rimediare agli errori fatti non so se sia possibile, ma di certo si può imparare da loro e diventare persone migliori per evitare di ripeterli in futuro. E già è una gran cosa.
    Perchè ti assicuro che c'è anche chi dopo aver commesso un errore e pianto tutte le sue lacrime, non esita un attimo a commetterlo di nuovo, dando sempre ovviamente la colpa ad altri, mentendo prima di tutto a se stesso.

    RispondiElimina
  2. Allora la natura umana avrebbe bisogno di un bel aggiornamento del software, passare a "natura umana 2.0"! Io ci sono passato e ci rimarrò ;-)
    Lo so bene che c'è chi piange e poi ricommette lo stesso errore, purtroppo lo so molto bene...
    In quel modo ti giochi soprattutto la fiducia da parte degli altri e se sei fortunato la riacquisti, dopo tanto tanto tempo, ma se sei sfortunato non la riacquisti più.
    Sono fortunato perché la mia Scimmia è molto giovane e può dimenticare presto le cose che non abbiamo fatto insieme e ricordarsi per sempre quello che faremo da adesso in poi!

    RispondiElimina
  3. E' un post che fa molto riflettere...e anche commuovere!!! Ti auguro di cuore di ripartire da queste tue esperienze e di poter rimediare in tutti i sensi. Quello che fai con tuo figlio è meraviglioso, gli rimarrà sicuramente un bellissimo ricordo o perlomeno una serenità che lo accompagnerà per tutta la vita e lo aiuterà a superare i momenti difficili.
    Anch'io stò riscoprendo il gusto delle cose semplici e l'importanza di volersi bene e stare con i propri cari...tutto il resto è superfluo CIAO

    RispondiElimina
  4. @mammasorriso: Grazie delle belle parole. Mio padre si è "svegliato" a sessantacinque anni ed ormai noi figli eravamo grandi, addirittura la Scimmia era già nato. Da quel punto di vista mi reputo fortunato, io ho trenta anni e la Scimmia è ancora piccolo. Per altri aspetti invece questa fortuna non conta...Sono convinto che si possa rimediare a tutto ma è una decisione degli altri darti la possibilità di farlo e non li si può obbligare.
    Grazie degli auguri, grazie di cuore!

    RispondiElimina
  5. ...tocchi un tema delicato...effettivamente molti studi dimostrano che tendiamo a ripetere ció che abbiamo vissuto in famiglia, nel bene e nel male. A volte questa ripetizione puó essere un completo rigetto e quindi tramutarsi in qualcosa che si dimostra completamente il contrario di quello che abbiamo vissuto ed anche questo non é buono (per esempio chi ha avuto un padre distante si propone come padre amico dimenticando che nella relazione con il figlio é importante sí essere vicini, ma mantenere comunque il ruolo genitoriale che dá sicurezza e protezione al figlio).
    In ogni caso sono convinta che per tutti, PER TUTTI esista un momento nella vita in cui si é di fronte a de stessi. Lí puoi decidire se prendere in mano la tua vita e forgiarla come piu desideri creando un progetto o lasciarti andare, farti prendere dall'improvvisazione, essere spettatore passivo e non protagonista dei tuoi giorni.
    Questo momento é il momento in cui si dimostra la nostra libertá, che sicuramente é condizionata dal passato, ma non ci impedisce di essere diversi, responsabili di noi stessi, senza pensare che quello che siamo sia solamente dovuto agli altri.
    Si puó cambiare, gli errori si possono riparare anche se rimane la sofferenza tua e di quelli che hai fatto soffrire.
    E'come mettere dei chiodi nella porta e poi toglierli. I chiodi non ci sono più ma i buchi rimangono. Puoi mettere stucco o cercare di riparare ma rimangono lí.
    Non é una visione pessimista ma realista, bisogna accettare che i propri errori creano sofferenza e la sofferenza non si puó cancellare. Bisogna imparare a perdonarsi, a perdonare, ad accettare i sensi di colpa e la nostra piccolezza.
    Ma anche cercare di rimediare e di migliorare ogni giorno. Si apprezza molto di piú una persona che migliora con sforzi e riconosce i suoi errori chiedendo scusa rispetto ad una persona mediocramente lineare.
    Leggiti il libro "cuore di papà" di Osvaldo Poli, Edizioni Paoline.È molto semplice, chiaro e illuminante. Presto faró una recensione sul mio blog.
    Coraggio e allegria!

    RispondiElimina
  6. @Maggie: Mi è piaciuto l'esempio dei chiodi nel legno, rende davvero bene l'idea di ciò che facciamo agli altri, che sia bene o che sia male.
    Mi segno il libro, spero possa aiutarmi nel mio intento.
    Ciao!

    RispondiElimina