sabato 29 maggio 2010

28 Maggio 2007

Una data che non dimenticherò mai, una data che rimarrà impressa nella mia mente per sempre, una data in cui sono state marcate a fuoco nella mia memoria sensazioni, emozioni, situazioni ed immagini speciali, particolari, uniche, stravolgenti.
Il 28 Maggio 2007 è nato mio figlio, il mio primo figlio.
Quel giorno è cambiata la mia vita per la seconda volta. La prima fu quando mi innamorai di una donna meravigliosa, che ha fatto nascere in me il desiderio di diventare padre e di avere un figlio da lei: Claudia.
Quando nacque il bambino sapevamo già che sarebbe stato un maschio e quale nome dargli. Ricordo ancora il libricino dei nomi, e dei loro significati, che comprai e su cui annotai i nomi che piacevano a me ed alla sua mamma.
I mesi passavano, la gravidanza procedeva e quel piccolo esserino cresceva nel grembo della mia ragazza. Alcune volte non potevo crederci, non mi sembrava vero che una donna mi amasse così tanto da desiderare un figlio da me; non mi sembrava vero che ero stato capace di far nascere una vita insieme a lei; non reputavo davvero possibile che un uomo pieno di difetti come me potesse aver fatto una cosa così bella: donare vita e felicità. Mi sentivo come Alice nel paese delle meraviglie e alcune volte, mentre tornavo a casa, ripensavo a cosa mi stava accadendo e non riuscivo a crederci. Non era un sogno ma la realtà e la realtà mi piaceva così tanto che mi sembrava un sogno!
I mesi passarono ancora, successero tante cose, tanti avvenimenti speciali diventarono ricordi speciali nella mia mente e nel mio cuore fino a che arrivò il giorno del parto. Lo ricordo come se fosse successo questa mattina! Non eravamo più in due ma in tre, adesso eravamo una famiglia e tenevo tra le braccia un piccolo esserino con gli occhietti chiusi, le guance paffute e la pelle delle dita tutta rattrappita: mio figlio. Non ci credevo ancora, temevo che da un momento all'altro sarebbe suonata la sveglia e mi sarei dovuto svegliare da quel sogno meraviglioso.
Sono passati tre anni da quel giorno ma ad ogni 28 Maggio mi sembra che il tempo si sia fermato. Quando adesso guardo mio figlio non posso dimenticare la prima volta che l'ho visto e rendermi conto di quanto cresce. Non posso fare a meno di ricordare che quando è nato esisteva anche una grande storia d'amore che ormai non c'è più, ma le storie finiscono mentre le persone continuano ad esistere. Lui infatti esiste ancora ed è la testimonianza vivente di quel grande amore. Da una cosa meravigliosa non può che nascere un'altra cosa meravigliosa!
Non so cosa io gli abbia donato, quale parte di me io abbia trasferito a lui ma spero che sia la migliore, quella sentimentale, quella che mi ha permesso di donare la felicità, quella che ha fatto innamorare la sua mamma.
Lui, in ogni momento che passiamo insieme, non fa altro che donarmi amore e serenità, anche quando è disubbidiente. Riesce sempre a risollevarmi il morale e a darmi una ragione per essere felice. Se non ci fosse lui la mia vita sarebbe davvero triste, un luogo oscuro senza amore, coccole e risate.
Non so cosa mi riserva la vita ma per il solo fatto di aver contribuito alla sua nascita sento dentro di me di aver compiuto la mia "missione" su questa terra. Se davvero è così spero solo di avere ancora tanto tempo da passare insieme a lui per vederlo crescere, diventare uomo, realizzarsi, innamorarsi ed avere una famiglia tutta sua.
Sono successe tante cose da un freddo giorno di inverno ma se tornassi indietro rifarei le stesse cose belle che ho fatto, dalla prima all'ultima, e mio figlio è una di queste.
Buon compleanno Samuele, il papà ti vuole tanto bene e te ne vorrà per sempre!

P.S. Ringrazio tutte le blogger che hanno lasciato quei bei commenti al post di Claudia sui tre anni della Scimmia. Siete state davvero gentili ed affettuose. :-)

martedì 25 maggio 2010

Ciao Evio, ci mancherai

So bene che chi segue il mommyblogging è più interessato ad argomenti divertenti che riguardano le mamme, i papà, i figli e la famiglia a dispetto di quelli tristi che possono riguardare gli stessi protagonisti.
Questa sera però voglio scrivere questo post perché mi è stata data una brutta notizia: il papà di un mio caro amico non c'è più.
Un pensiero mi frullava nella mente da un po' e questa sera mi sono completamente reso conto di quando sia importantissimo questo pensiero. Ognuno di noi ha un dovere verso le persone che ama: il dovere di rispettarle, amarle e dimostrargli ogni giorno, ed in ogni momento, il nostro affetto.
Purtroppo questo non avviene e molte volte diamo per scontato che potremo dire "ti voglio bene" il giorno dopo oppure che, se abbiamo litigato la mattina, potremo fare la pace la sera come abbiamo sempre fatto. Non è realmente così. Probabilmente il giorno che daremo più per scontata la possibilità di rimediare al ferimento di una persona che amiamo sarà il giorno in cui invece non avremo più la possibilità di farlo.
Sono davvero felice che al il mio amico non sia successo, sono davvero felice per lui.
Oltre al dolore per la sua perdita, per la morte del suo papà che reputo una bella persona, capace di grandi gesti di altruismo ed affetto, ho anche un grande senso di colpa per la consapevolezza di non aver adempiuto al quel dovere di cui parlavo poco fa. Questa sera ho quindi fatto alcune telefonate ed ho detto ad alcune persone care quando io gli voglia bene. Mi rimane solo la grande amarezza, e rimpianto, per non poterlo fare con tutte...

Ciao Evio, grazie per tutte le belle cose che hai fatto, eri, sei e rimarrai una persona speciale.

venerdì 21 maggio 2010

Da figlio a padre

Ieri sera, mentre preparavo la cena, riflettevo sul mio ruolo di padre e mi domandavo quali fossero le azioni e le iniziative da intraprendere per essere davvero un buon padre. Forse non riuscirò mai ad esserlo ma voglio almeno pormi un obbiettivo. Ho ripensato quindi a come si era comportato mio padre con me, a come avevo vissuto l'esperienza di figlio. Ci ho pensato molto, purtroppo ci ho dovuto pensare davvero tanto, e non mi è tornato alla mente nessun ricordo di una situazione felice vissuta unicamente tra me e mio padre. Mi sono ricordato alcune volte in cui mi ha portato ai giardini a giocare a pallone, o a fare dei giri sulla mia bicicletta, ma non ho nessun ricordo di lui che era davvero felice nel farlo e me lo dimostrava. Ricordo le volte che tornava presto dal lavoro ed andava a letto a leggere il giornale. Io facevo delle corse dalla cucina e, come gli atleti del salto in lungo, mi buttavo sul letto cercando di attirare la sua attenzione. Non funzionava però, forse ero un impedimento alla sua lettura, non so. Nemmeno le esortazioni di mia madre servivano ed avevo l'impressione che quando lui le seguiva fosse per evitare di sentirsi rompere le scatole.
Il mio è stato quindi un padre assente, che ha pensato di più al lavoro che alla famiglia e quando stava con la famiglia non dimostrava davvero felicità nel farlo. Non voglio dipingerlo come un mostro ma questi sono i miei ricordi e coincidono abbastanza con quelli delle mie sorelle. Da queste esperienze mi sono sempre ripromesso che, se un giorno avessi avuto un figlio, se un giorno fossi diventato padre, non avrei fatto soffrire a mio figlio la mancanza di un padre che io ho sofferto. Mi dicevo anche che sarei dovuto essere un marito affettuoso, amorevole e presente, soprattutto presente per condividere i pesi e le soddisfazioni dell'essere genitore. Mi ero posto degli obbiettivi e me li ripetevo ogni volta che, come figlio, soffrivo.
Invece ho fatto esattamente tutto il contrario ed ho fatto esattamente le stesse cose che ha fatto mio padre. L'unica differenza è stata che, comportamenti a parte, ho sempre abbracciato e baciato mio figlio dicendogli "Ti voglio bene!" e quando lo facevo lo sentivo davvero dal più profondo del mio cuore. Gli altri atteggiamento invece sono stati quasi gli stessi. Sono stato assente, come padre e come compagno, ho pensato di più al lavoro che alla famiglia e quando non c'era il lavoro non pensavo ugualmente alla famiglia.
Un mese fa poi, grazie ad un problema di salute, ho davvero capito che cosa avevo fatto. Mi sono reso conto che avevo dato la precedenza a tante cose di cui realmente non mi importava nulla e non avevo considerato invece quelle che erano realmente i veri "tesori" della mia vita. Ho cominciato quindi a provare sensazioni e gusti diversi, cose che prima erano necessarie sono diventate inutili, cose di cui prima non sentivo la mancanza ora mi sono necessarie come l'aria che respiro. Se non vedo e sento mio figlio almeno una volta al giorno sto male, sento che non sto bene, a volte sento un nodo allo stomaco che passa subito dopo averlo visto, sentito e coccolato. Se non gli dico almeno una volta che gli voglio bene mi sento in colpa. Ci sono anche tante altre cose che mi fanno stare male ma a cui purtroppo non c'è rimedio.
Ora mi vengono in mente tante domande. Perché mi è successo solo adesso e non prima? Perché mi ero ripromesso di essere un padre ed un marito migliore di lui (mio padre) e non lo sono stato? Perché ho seguito le sue orme? Perché non ho colto i segnali che mi avvertivano che stavo sbagliando? Sono in tempo per rimediare a tutto oppure non posso farci più nulla?
Ho scritto questo post per tanti motivi ed uno è la speranza di riuscire ad aiutare i padri che in questo momento si trovano in crisi, che forse hanno fatto tanti sbagli e sono ancora in tempo per rimediare. Io non ho avuto nessuno che mi ha aiutato in questo senso e so a cosa sono andato incontro. In realtà c'è stato anche chi mi ha avvertito ma purtroppo non ho prestato ascolto alle sue parole.
Quel poco di rabbia che posso provare ora è rivolta solo a me stesso.
Non voglio più fare cose brutte, voglio essere davvero un padre ed un uomo migliore e questa volta ce la farò! :-)

giovedì 20 maggio 2010

Anche Biagio Antonacci mi prende in giro

Sempre a proposito del mio mal di testa.
Poco fa ho ascoltato una canzone di Biagio Antonacci che fa


ma quanto tempo e ancora
ti fai sentire dentro
quanto tempo e ancora
rimbalzi tra i miei sensi
quanto tempo e ancora
ti metti proprio al centro
quanto tempo e ancora
mi viene da star male


Biagio, fammi capire, mi prendi in giro? Parli proprio del mio mal di testa??? Anche dai cantanti vengo sbeffeggiato!
Comunque io cerco di scherzarci ma mi fa davvero male e sono abbastanza preoccupato.
Cosa sarà?

Mal di testa o malditesta? Non importa, fa sempre male!

Scrivo da lavoro, inconsueto vero?
Sergeppetto ha mal di testa, ormai sono due giorni che ce l'ha.
Non è servito il MomentAct ed in questo momento il dolore è anche più forte. Eviterò di fare come ieri: alle 15.30 avevo assunto già quattro caffè...Se non passa dopo pranzo ricorrerò al Momendol, non vorrei passare al Nimesulide (ce l'ho ancora in casa??).
Non riesco a pensare e a fare. In certi momenti, quando il dolore "pulsante" raggiunge l'apice, vorrei solo tornare in Francia al tempo della rivoluzione francese, quando si usava la ghigliottina...
L'impegno per il pomeriggio è fare una telefonata al medico di famiglia perchè, nonostante la famiglia non ci sia più, il mio mal di testa è in "formato famiglia", come la vaschetta del gelato e la confezione di salsicce al supermercato...Ricordo la famosa pubblicità "Nutella è sempre con te", anche io non sono solo: "il mal di testa è sempre con me".
Qualche idea? Io ho il cervello in sciopero.

AGGIORNAMENTO: 20.12 Il mal di testa c'è ancora. Non è che, come successe a Giove, tra pochi giorni partorirò una bambina dalla testa??? Se succede la chiamerò proprio Minerva!

martedì 18 maggio 2010

Santarcanzal l’è la zità piò bèla de mònd

"Santarcanzal l’è la zità piò bèla de mònd… perché u’s’ po’ zirè senza l’umbrèl."
Così recita la poesia di un poeta dialettale romagnolo, che per chi non conosce il dialetto significa "Santarcangelo è la città più bella del mondo...perchè si può girare senza l'ombrello".
Non l'ho mai detto a nessuno ma sono molto legato a Santarcangelo.
Quando ancora non sapevo cosa mi aspettasse a Rimini, e nemmeno che sarei venuto a viverci, la prima volta che mangiai in un ristorante della zona fu proprio a Santarcangelo, al "Lazaroun". Bel ricordo di quel pranzo, anche per la bontà delle pietanze.
Il forte legame che ho col paese però iniziò anni dopo, quasi quattro. Non starò a raccontarvi quale avvenimento ci fu che segnò la mia vita ma posso raccontarvi tante altre cose.
Sono nato e cresciuto, fino all'età di 24 anni, in un'altra città emiliana e posso assicurarvi che il mio amore per lei non potrà mai svanire. Però se in questo momento qualcuno mi dicesse "puoi visitare un solo luogo della terra, cosa scegli?" io risponderei senza pensarci due volte "Santarcangelo!" Volete sapere il perchè?
Perchè ogni volta che ci metto piede, non appena so che sono vicino, mi sento bene, mi sento a casa. Mi sembra di essere nel luogo in cui sono sempre cresciute le mie radici, ho la sensazione che non mi possa accadere nulla di male perchè sono a "casa".
Potrei camminarci per ore, tra le sue stradine strette o le sue strade in salita, e non mi annoierei mai. Rivedere il suo centro storico, i muri delle case antiche, le iscrizioni in dialetto romagnolo, passare davanti all'antica stamperia, passare davanti al vecchio indicatore dell'acquedotto è come prendere una boccata d'aria fresca.
Non so spiegarvi bene perchè ho queste sensazione ma le ho e sono felice quando mi succede. Spero davvero che la Scimmia possa provare queste emozioni per un luogo particolare che visiterà o in cui abiterà.
Sono ormai sei anni che abito qui e mi vergogno di conoscere così poco delle bellezze della Romagna, ho sprecato tanto tempo che invece avrei potuto impiegare girando e giranto, parlando con gli abitanti del posto e con chi aveva tante belle cose da raccontare. Non si finisce mai di imparare e se un giorno si pensa di sapere ormai tutto significa che si è soltanto molto ignoranti...
Claudia ha già parlato ampiamente delle bellezze di Santarcangelo e quindi non starò a ripeterle, voglio solo raccontarvi cosa abbiamo fatto io e la Scimmia insieme in questo bellissimo luogo :-)
Domenica si è svolta la manifestazione "Balconi fioriti" ed io e la Sciammia siamo andati nel centro del paese per parteciparvi. C'erano tante bancarelle, la maggior parte vendevano piante e fiori ed altre invece esponevano oggetti d'arredamento, bigiotteria, profumi ed anche libri. Non potevano mancare naturalmente le bancarelle della gastronomia: quanti formaggi, quanti salumi, quanto vino e quanti dolci! Di questi ultimi io e la Scimmia ci siano solo beati dell'odore perchè avevamo già in programma di mangiare un bel gelato artigianale in prossimità del parco antistante la piazza principale. Slurp slurp!
Tutto il centro era piano di persone, si camminava a fatica, sembrava di fare la fila alle poste! All'inizio abbiamo fatto un giro di ricognizione tra le bancarelle e le vie, per ricordare meglio dove fermarci al giro successivo. E' stata davvero una bella giornata, faceva molto caldo ed ho rimpianto la maglietta a maniche corte, anche la Scimmia mi ripeteva che era contenta che ci fosse il sole.
Mentre giravamo l'attenzione della Scimmia è stata catturata da una pianta gigante ed è iniziata una piccola, ma simpatica, conversazione:

Scimmia: "Cos'è quello?"
Sergeppetto: "E' un cactus Scimmia, è una pianta grassa"
Scimmia: "Pecchè? Mangiato tanto?"
Sergeppetto (ridendo): "Ma no Scimmia, si chiama così perchè è una pianta che ha tanta acqua dentro"
Scimmia: "Pecchè?"
Sergeppetto: "Così quando fa caldo e non piove, come oggi, la pianta sta bene lo stesso"
Scimmia: "Così non ha bua?"
Sergeppetto (sempre ridendo) "Esatto Scimmia, così non si fa la bua!"


Poi abbiamo continuato il giro tra le altre bancarelle e ci siamo diretti verso il parco sapendo (il papà) che avremmo trovato qualche giostra che avrebbe, sicuramente, fatto illuminare gli occhi della Scimmia. E così è stato, gli mancava solo la bava che scendeva dalla bocca!
Arrivati in cima al giardino, dalla parte del posteggio, abbiamo girato in direzione dell'antica stamperia Marchi (già esistente nel 1600!!!) per tre motivi: per far vedere alla Scimmia l'antico "Mangano a ruota", perché io volevo comprare delle belle stampe romagnole rigorosamente "color ruggine" e per controllare quanto fosse affollata l'altra gelateria, eh eh eh.


La strada era pienissima di gente, quasi tutti mangiavano il gelato (adesso anche il papà aveva la bava alla bocca) e si sentiva in lontananza gli applausi di un piccolo spettacolo in dialetto romagnolo. Mi dispiace davvero non conoscerlo, ho cercato se ci sono corsi per impararlo ma niente. Dovrò farmi amico qualche vecchio abitante di Santarcangelo!
Dopo qualche occhiata alle nuove bancarelle di salumi, formaggi e vino che incontravamo siamo arrivati alla stamperia. Ho notato un cartello che riportava gli orari delle visite guidate gratuite e li ho subito imparati a memoria: alla Scimmia sarebbe piaciuto sicuramente vedere da vicino la vecchia ruota di legno e tutti gli stampi originali con i caratteristici disegni intagliati a mano. Per quel che riguarda me invece volevo acquistare qualche cosa di caratteristico, che potesse ricordarmi quel particolare procedimento, per ottenere quei bellissimi disegni, e che potesse ricordarmi la Romagna e Santarcangelo. E così sono uscito con una borsa a tracolla con impressa una visione stilizzata dal basso del paese ed una stampa ritraente, come stile ed epoca, la mappa del paese nel 1664. Tutto questo creato rigorosamente con la caratteristica tela.
Purtroppo non posso postare la foto della mappa perchè l'ho portata dal corniciaio per farla incorniciare come si deve! Quando vado a ritirarla aggiungerò la foto. Dopo lo shopping abbiamo deciso che era il momento di riempire il pancino ed un gelato avrebbe fatto al caso nostro. Per la Scimmia melone, fior di latte e fragola, per me amarena, vaniglia e cioccolato. Non ho foto perchè non c'è stato il tempo per farle, il gelato è sparito aubito! Mentre eravamo sul muretto della fontana, che se ricordo bene si chiama Via dell'acqua, ci è venuta a trovare mamma Claudia. Finito il gelato abbiamo fatto un breve giretto e ci siamo fermati a fare qualche foto tutti e tre di fianco alla stamperia.

Dopo le foto siamo entrati di nuovo nella stamperia per seguire la visita guidata e siamo stati accolti dal titolare e da suo figlio che ci hanno mostrato il funzionamento del Mangano a ruota (per farlo funzionare ci si cammina dentro, come i criceti!), la tecnica di stampa sulla tela e gli stampi realizzati, rigorosamente a mano, con legno di pero. Viene usato questo legno perché, anche con i continui bagni nella pasta di ruggine, mantiene inalterato il profilo dello stampo, in pratica non si gonfia. La Scimmia era molto attento e seguiva tutte le spiegazioni e dopo una dimostrazione dal vivo ha ripetuto tutto alla perfezione, voleva addirittura fare il criceto nella ruota! Dopo la visita siamo andati a fare un giro sulla giostra. E si, siamo andati tutti e due, io con la scusa di badarlo e lui con l'intenzione di guidare un bel camion con ben due piccoli volanti!


Dopo il giro sulla giostra ho voluto portare la Scimmia alla zona giochi del parco, tra scivoli ed altalene. Purtroppo non ha molta simpatia per l'altalena, non ne ha mai avuta tanta, e quindi ha preferito subito lo scivolo. Quello di Santarcangelo, come altri nuovi che stanno montando nei parchi, non ha la solita scaletta ma una rete fatta da grosse corde di nylon. La Scimmia, che di solito diffida di queste corde, appena ha visto gli altri bambini che ci si dimenavano sopra, come pesci in una rete, si è buttato a capofitto anche lui, sembrava un piccolo Messner!

Si sta facendo tardi ed il papà si è fatto i conti sul tempo a disposizione, c'è tempo solo per un altro giro sulla giostra. Di solito non concedo tanto facilmente queste cose, soprattutto per non viziarlo,  ma lui era strato così bravo ed ubbidiente che si meritava un altro po' di divertimento.
Finito il giro in giostra, sempre sullo stesso camion a due volanti, ci siamo incamminati verso il portico che da sulla strada principale, pensando fosse meno affollato: quando mai! E li Sergeppetto ha visto una cosa che ha fatto passare il comando della situazione dal cervello al cuore. Una cosa rosa con la manina che volava, volava e lo guardava, lo guardava e sorrideva, sorrideva e gli ricordava un momento bellissimo e felicissimo che ha condiviso con i "tesori" della sua vita. Non ho potuto non comprarlo, anche se fosse costato il triplo di quanto l'ho pagato non potevo lasciarlo li, se avessi tirato dritto avrei avuto il rimpianto per tutta la serata ed ho deciso "mai più rimpianti!".
Non potete sapere di cosa sto parlando, come potreste, e quindi vi svelo il mistero:


Grazie Barbapapà per ciò che mi hai ricordato sul finire di questo meraviglioso pomeriggio e di aver regalato un'altro sorriso al mio meraviglioso bambino!
Passerei mille giorni all'inferno pur di vivere un solo giorno come questo :-)

domenica 16 maggio 2010

Scimmia e il cocco

Sembra che il tempo atmosferico si diverta a burlarsi di noi. Questo sabato non ha fatto altro che piovere, pioggia pioggia pioggia, dalla mattina alla sera! E così io e la Scimmia siamo dovuti rimanere chiusi in casa. Non siamo andati al centro commerciale perché quando mi ci ero recato alle 09.40 (apre alle 09.00) lo avevo trovato pieno come fosse stato pomeriggio inoltrato. Nell'eventualità di non poter uscire di casa avevo programmato di costruire qualche cosa con lui, pensavo ad un giocattolo in legno. Così abbiamo iniziato a lavorare insieme: io lavori pesanti e pericolosi e lui lavori semplici e divertenti. Gli piaceva tirare le righe con la matita, che più che righe sembravano fiordi norvegesi...Purtroppo dopo un'oretta mi sono reso conto che ciò che potevo far fare alla Scimmia era davvero poco e che quindi lui si stava annoiando. Oltretutto, il giorno in cui mi ero recato al negozio del fai da te, avevo trovato un operatore un po' inesperto nel taglio del legno ed i pezzi che mi servivano non erano venuti esattamente come volevo. So bene che in casi del genre si può richiedere il taglio di un'altra tavola ma quella che avevo scelto era l'unica priva di difetti. E così, un po' amareggiato e dispiaciuto per non essere riuscito ad intrattenere la Scimmia, ho deciso di coinvolgerlo in qualche cosa che di certo gli sarebbe piaciuta, sia come attività da svolgere e sia come risultato. Così ho chiesto "Scimmia, vuoi fare una torta?" e lui ha risposto "Siiii, così dopo mangiamo torta!". Dovevate vedere la felicità sul suo viso. E così, dato che avevamo solo due ore prima di uscire per cenare, ho ripensato alle torte da preparare e cuocere in poco tempo. Pensa e ripensa mi è tornata alla mente una ricetta che avevo letto sul libro di cucina di Benedetta Parodi "Cotto e mangiato". Non è la mia bibbia in cucina ma quando l'ho visto al MediaWorld (incredibile ma vero lo vendevano li!) mi ha incuriosito e l'ho comprato. Avevo solo visto la rubrica in onda su Italia1 e l'unica ricetta che ho provato è stata molto apprezzata (involtini di melanzane) e così ho voluto dare una possibilità al libro :-) La ricetta a cui avevo pensato era quella della "Torta al cocco". Ecco gli ingredienti:
  • 3 uova
  • 150g di zucchero
  • 250g di cocco disidratato e grattugiato (farina di cocco)
  • 1/4 di litro di panna liquida fresca
  • 1 bustina di vanillina
  • 3/4 di una bustina di lievito per dolci

Per prepararla invece bisogna (qui sto copiando la ricetta, eh eh eh) mescolare le uova con lo zucchero, poi aggiungere il cocco e lavorare l'impasto per bene. Unire la panna, la vanillina e, dopo aver mescolato ancora energicamente, lasciare riposare il composto 20 minuti in frigorifero, dopo di che aggiungere il lievito e trasferire in una tortiera. Cuocere in forno a 170° per 20-30 minuti. Naturalmente io ho imburrato la tortiera. La Scimmia si è divertita molto ed ogni cinque minuti mi chiedeva "E' fatta?" oppure "Posso mangiare?". Lui si è esaltato ad aiutarmi ed ho cercato il più possibile di farlo partecipare in modo attivo. In effetti mi ha sorpreso quando ha versato la bustina di lievito nella scodella spostandosi in cerchio per non far scendere la polvere solo un un punto, e senza che gli dicessi nulla! Che abbia ereditato la mia passione?

Ed ecco il risultato prima della cottura
e dopo la cottura!
Brava Scimmietta, sei un bravissimo pasticcere!
Ormai era tardi per mangiare la torta e così ho promesso alla Scimmia che l'avremmo mangiata il giorno dopo e l'ho rassicurato del fatto che al ristorante, dopo aver mangiato tutto, avrebbe avuto il dolce. La fortuna ha voluto che fra i dolci disponibili ci fosse la torta al cioccolato che ha fatto dimenticare alla Scimmia quella che aveva lasciato a casa! E' stato molto bravo al ristorante ma di questo vi parlerò prossimamente.

sabato 15 maggio 2010

Rampa automobiline

Sergeppeto è tornato! Oggi vi parlo della mia ultima creazione: una rampa per le automobiline per la mia Scimmia! In effetti sono un po' in ritardo con la scrittura di questo post, la rampa l'ho portata alla Scimmia circa un mese fa...Ma come si dice, meglio tardi che mai! Su richiesta di Claudia ho realizzato in legno ciò che lei aveva realizzato con le lastre alveolari. E' un lavoro molto semplice (rispetto alla cucina o alla credenza è una passeggiata!) e sono davvero felice di parlarvene. E' bello regalare serenità e felicità agli altri e mi farebbe immensamente piacere se qualche altra scimmia potesse beneficiare di questo gioco semplice e divertente. Non preoccupatevi, è molto semplice!!!

Servono:
  • 1 tavola lamellare di pino 1000x140x18 (tavola grande)
  • 1 tavola lamellare di pino 500x140x18 (tavola piccola)
  • 3 listelli di abete 1000x60x10
  • 2 listelli di abete 450x95x10
  • 40 viti da legno 3,5x30
  • 5 viti da legno 3,5x40

FASE 1: Struttura portante

Per prima cosa ho preso la tavola grande ed ho paticato un taglio trasversale ad ogni estremità, il primo di 30° ed il secondo di 45°. Se non avete possibiltià di fare da voi questi tagli fateveli eseguire nel negozio dove comprate il legno, sono quasi sempre gratis. Successivamente, usando la punta da legno da 3, ho eseguito cinque fori equidistanti sul lato corto della tavola piccola. Una volta eseguiti i fori ho appoggiato la tavola piccola in corrispondenza del bordo da 30° della tavola grande e, sempre con la punta da 3, ho realizzato altri 5 fori negli stessi punti in cui avevo realizzato i fori precedenti. A questo punto ho avvitato una vite da 3,5x40 nel foro centrale e dopo aver allineato le due tavole ho avvitato le altre quattro viti della stessa misura ed ho attenuto la struttura portante della rampa.

FASE 2: Corsie

Ora bisogna realizzare le tre "pareti" delle due corsie così ogni macchinina avrà la propria piccola pista! Purtroppo il vostro Sergeppetto, nel realizzare i tagli da 30° e 45°, ha accorciato un po' la tavola grande e quindi ha dovuto accorciare anche i tre listelli che faranno da pareti. Ahi ahi ahi Sergeppetto, stai più attento la prossima volta! Una volta realizzati i tagli ho effettuato sulla tavola grande 30 fori con la punta da tre in corrispondenza di dove avrei fissato le pareti delle corsie: una fila da 10 fori al centro della tavola e due file da 10 ai lati della tavola, a 5 mm dai bordi. Se vi ricordate ho più volte consigliato di preforare il punto in cui si vorrà avvitare una vite nel legno onde evitare pericolose crepe o spacchi che potrebbero far buttare vie intere ore di lavoro. Ecco, adesso è il momento di eseguire questa procedura! Armato di tanta pazienza ho allineato i tre listelli con i 30 fori appena realizzati e con la punta da 3 ho realizzato altrettanti fori sui tre listelli. Dato che ho usato le viti 3,5x30, e che la tavola grande è spessa 18 mm, ho spinto la punta dentro al legno per una profondità di 25mm. In questo modo ho creato un "condotto" abbastanza profondo che eviterà pericolosi "crack"! Come ulteriore accorgimento estetico ho creato, con una punta da ferro del 7, uno svaso in corrispondenza di quei 30 fori. In effetti, oltre all'effetto visivo, è anche un buon modo per evitare che si creino delle creste di legno in corrispondenza della testa delle viti. E dopo le forature e le svasature è venuto il momento di avvitare le viti! Si vede che sto diventando vecchio, ogni 4 viti dovevo cambiare mano perché il polso mi faceva male...Forse tra poco realizzerò un bastone da passeggio per me :D

FASE 3: Listelli di rinforzo

Dato che questo è un giocattolo destinato ad un bimbo bello e birichino ho pensato fosse meglio dotare la nostra rampa di qualche cosa che potesse allungarle la vita in caso di cadute :-) E così ho montato i due listelli 450x95x10, uno per lato, in modo che fosse fissato sia al bordo della tavola piccola che al bordo della tavola grande, ossia la parte dritta ed inclinata della rampa. Una volta trovata la posizione migliore ho realizzato, con la punta da 3, 4 fori sul listello di rinforzo in corrispondenza del bordo della tavola piccola e 5 fori in corrispondenza del bordo della tavola grande. Forse le foto aiutano a capire :-)

FASE 4: Verniciatura con protettivo

Quello che più mi preoccupa ogni volta che costruisco un giocattolo per la Scimmia è che possa infilarsi qualche scheggia in un ditino :-( A chi è già capitato sa che toglire una scheggia dalle dita o dalle mani di un bambino è un'impresa ardua, il più delle volte da effettuarsi quando dorme ;-) E così per stare tranquillo, una volta finito il montaggio della rampa, ho preso giornali vecchi ed il barattolo di protettivo gel trasparente per legno. Nel mio caso è bastato un barattolo da 0,75L e ne è rimasto un bel po'. Se ne trovate uno da 0,5L è meglio! E così, sul finire di due belle giornate soleggiata ho applicato tre mani di protettivo su ogni parte della rampa. Ho dato tre mani in modo da realizzare un bello strato che oltre che preservare le mani della Scimmia dalle schegge potesse proteggere anche il legno dai vari agenti atmosferici, come l'umidità. Il legno è vivo e reagisce a caldo, freddo, umidità e acqua! Proteggerlo significa rispettarlo e rispettarlo significa goderne a pieno nel tempo.

FASE 5: Bruum bruuum!

Ecco a voi la rampa per le automobiline della Scimmia. Correte macchinine, giù per la rampa, vediamo chi arriva per prima! Bruum bruuum!!!

RINGRAZIAMENTI

Un enorme grazie alla mia Scimmia per aver dimostrato di apprezzare questo giocattolo e per ogni momento in cui mi dimostra di volermi bene :-) Un grazie particolare va anche a Claudia per l'idea e per le foto della rampa finita :-)

sabato 8 maggio 2010

Il sole anche se piove (sabato con papà)

Corro, corro a casa. Perchè? Perchè non vedo l'ora di andare via da lavoro e prepararmi per stare con la mia Scimmia. Telefono a sua mamma e lei mi dice che anche se la Scimmia prende l'antibiotico posso portarlo fuori e tenerlo da me! Evviva! Non sto nella pelle!! Dalla gioia e dalla fretta ho aperto l'acqua nella doccia e ci sono andato sotto subito: l'urlo e lo schianto contro le mattonelle è stato d'obbligo al contatto con l'acqua fredda... Va be, contusioni ed echimosi a parte sarà una bella giornata! Finita l'igene personale è la volta della scelta dell'abbigliamento: manica lunga o manica corta? Caldo o fresco, questo è il dilemma! Il mio settimo senso (noi uomini ne abbiamo uno in più ed è quello delle scelte sbagliate) mi suggerisce manica corta, c'è un così bel sole, si sono addirittura asciugati i panni! E così pulito, profumato, super figo e corredato di accessori per la Scimmia mi dirigo in auto a casa sua. Mi sento invincibile, potrei fermare un pullman con una mano! Naturalmente non provo perchè arriverei in ritardo dalla Scimmia, eh eh eh. Entrato in casa trovo la Scimmia sul divano, intento a mettersi i calzini, e sua madre che mi spiega cosa c'è nel valigino e quando dargli l'antibiotico. E' strano, eppure sono andato io dalla pediatra....Meglio, una rinfrescatina fa sempre bene e poi sono così felice che potrei dare l'impressione di non ascoltare. Invece sento tutto e memorizzo, oggi sono meglio di un iPod! Finalmente io e la Scimmia siamo in auto, il sole ancora ci accompagna e decido di portarlo a fare un giro in centro a Rimini. Ho voglia di vedere gente, di stare nel caos del fine settimana, non ho voglia di stare in casa per nessuna ragione! Purtroppo sono così contento che non mi rendo conto che è presto, troppo presto: parcheggio vuoto. "Evento straordinario" penso, "ma no, ci sono ancora le bancarelle del mercato" mi correggo subito! Arrivati in centro comincio a sospettare, nemmeno un bambino ed una mamma nei giardini....Guardo l'ora e capisco: 14.25: nooooooo!?!?! Va be, vorrà dire che la Scimmia avrà i giochi del parco tutti per lui per almeno una mezz'oretta e forse mentre aspettiamo che il centro si popola come un formicaio ci scappa anche una pizza al taglio! Ed ecco che il settimo senso colpisce ancora: appena finisco di articolare quel pensiero vedo che il pavimento della piazza comincia a bagnarsi...Forse qualcuno ce l'ha con me, forse sono vittima di un rito voodoo, forse involontariamente ho fatto gli stessi movinti della danza della pioggia??? Non mi scoraggio, prendo il passeggino, ci metto su la Scimmia e la copro con l'altro giubbottino sintetico. "Pecchè diamo viaaa?" chiede la Scimmia, "Perchè piove!" rispondo io. "Eh????" dice lui, "Perchè piove Scimmia" ribatto. "Eh????" dice lui, "Ho detto che piove" rispondo con la voce più alta. "Eh????" ridice lui, "HO DETTO..." mi fermo giusto in tempo per non urlare di più e capisco. Per la Scimmia è il periodo del chiedere le cose 4-5 volte, come se non sentisse, forse è quello che precede il "Perchè?". Fatto sta che non gli rispondo, gli ricordo di tenersi coperto ed accelero il passo. Arriviamo finalmente all'auto proprio quando inizia a piovere seriamente. Rimetto tutto in auto: bambino nel portabagagli e passeggino sul sedile. Ops, c'è qualche cosa che non va, ma cosa??? Ma certo ho fatto una piccola inversione: il bambino va sul sedile ed il passeggino nel portabagagli :D Scherzi a parte ora dove si va? Se piove ed è sabato c'è un solo posto dove si può andare: il Centro Commerciale! E così partiamo alla volta di quello che di li a poco si trasformerà nell'ottavo girone dell'inferno..."Bene, un sacco di gente, che bello", penso fra me e me! In pochi minuti siamo al centro commerciale e mi dirigo subito alla caffetteria per prendere qualche cosa per la Scimmia e per me: ho dimenticato di pranzare, prima di andare a prendere la Scimmia, per la troppa felicità! Per lui una pasta ed un succo di frutta all'arancia, per me un gelato: per me volevo qualche cosa di veloce mentre per lui qualche cosa da poter gustare con calma. Comunque lui è stato molto bravo, ha bevuto tutto il succo ed ha mangiato metà pasta e poi mi ha guardato con gli stessi occhi del gatto con gli stivali di Shrek e mi ha detto "Papààààà, no voglio più". Io gli ho chiesto cosa volesse e lui non ha risposto, ha puntato con gli occhi il gelato come farebbe un falco con uno scoiattolo ed ha fatto un sorriso che ha mostrato tutti i denti, anche quelli che gli devono ancora uscire! E così abbiamo fatto cambio: io ho finito la pasta e lui il gelato. Purtroppo quando è venuto il momento di pulire la Scimmia mi sono ricordato una cosa: le salviette sono rimaste a casa! Poco male, un salto al supermecato del centro commerciale ed ecco tante belle salviette con cui pulire la Scimmia "appiccicosa". Sapevo che voleva andare sulle giostrine e così ha fatto due giri sul "Coddillo" che nel dizionario Scimmia-Italiano sta per coccodrillo, poche ora con la Scimmia e già ho imparato un sacco di parole nuove! Poi siamo passati in libreria dove ho spiegato alla Scimmia che poteva scegliere solo un libro, uno solo e papà gli avrebbe comprato quello. Lui è stato bravo ed una volta scelto non ha cambiato idea: "Festa della foresta" con le illustrazioni di Axel Scheffler Siamo usciti tutti e due contenti dalla liberia, la Scimmia col suo libro ed il suo papà con un manuale pieno di tante buone idee per il futuro! Oggi potrebbe anche diluviare ma per nulla al mondo potrei essere triste. Pronti per una nuova destinazione siamo partiti e ci siamo ritrovati in centro, quello dove poche ore prima pioveva, in un negozio di musica. E si, qualcuno ha dato una prezione informazione al papà e la Scimmia si è così trovata in possesso del suo primo flauto dolce di legno. Usciti dal negozio abbiamo sentito una voce che ci chiamava, un richiamo conosciuto e piacevole...Era la giostrina del giardino che ci chiamava, ci diceva che era aperta e che non vedeva l'ora di ospitare la Scimmia! Guidati dal richiamo, in men che non si dica c'era una Scimmia sorridente e pimpante sulla giostrina, con gli occhioni vispi ed il sorriso copiaciuto, prima su una tartaruga ninja e poi su una macchinina rossa: la Scimmia è stata così fortunata che ha vinto un giro! Che peccato, si è fatto tardi, così papà e Scimmia sono partiti per la destinazione successiva ma non si tratta di casa, c'è un'altra sorpresa! Non volevo tornare a casa, avrei dato qualunque cosa perchè questo giorno si ripetesse all'infinito, io e la Scimmia insieme, con lui che spontaneamente, mentre camminiamo e gli parlo, mi chiama e mi fa fermare. "Che c'è Scimmia?", dico io. "Papààààà", risponde lui. "Dimmi tesoro, che succede?" chiedo ancora io. Lui non dice nulla, mi si getta al collo, mi abbraccia e mi dice "Ti voglio bene papà!". In quel momento sul mio viso c'erano due gocce, ma non pioveva... Il papà ha avuto una bella idea ed ha deciso di portare la Scimmia al ristorante, quello preferito dal papà ed il primo ristorante in cui la Scimmia ha mangiato, quando aveva un mese. Non vi annoierò con il menù ma posso dirvi che la Scimmia è stata brava, ha mangiato molto ed è stata salutata per tutta la sera dalla cameriere. Lui è un bambino molto bello ma credo che quello che conquisti sia la bontà nei suoi occhi. Una citazione dice "Gli occhi sono lo specchio dell'anima" e credo che sia vero. La cena si è conclusa con un dolce per la Sciammia, che ho aiutato a mangiare :-), ed un caffè per me e poi subito a casa. E' tardi ma è sabato e la mia Scimmia può stare alzata ancora un po' perchè domani non va all'asilo. E così può vedere qualche episodio della Pimpa, ridere un po' con il suo papà e telefonare alla sua mamma per darle la buonanotte. Adesso è davvero tardi, la Scimmia si mette il pigiama e si infila sotto le coperte, papà gli porta la sua bevanda preferita e dopo ci sono i saluti: "Buonanotte Scimmia, ti voglio bene", "Notte papà, anche io voglio bene" :-)